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Di qua o di là

25 febbraio 2010

Penso sia salutare, di tanto in tanto, fare il giochino delle scelte di campo. Schierarsi voglio dire, aiuta a schiarirsi le idee sulle proprie preferenze e(ste)tiche, a capire cosa non siamo, cosa non vogliamo, a farci luce sul percorso grazie alle fiaccole di maestri ideali.
Poi, per carità, per certi versi mi piace tutto e il contrario di tutto, sono fin troppo eclettico e affamato di stimoli contradditori. Però, pur tutte le immagini (e i suoni, e le parole) nascendo con uguale diritto di cittadinanza di fronte ai sensi e all’intelligenza, poi uno, a un certo punto, deve decidere da che parte stare.
Per questo, personalmente (e sinteticamente), sto dalla parte di Petrarca e non di Dante, di Raffaello e non di Michelangelo, di Platini e non di Maradona, di McEnroe e non di Borg, di Steinman e non di Springsteen, di Malick e non di Kubrick, di Antonioni e non di Fellini, di Keaton e non di Chaplin.
Così. A tal proposito oggi mi andava di rivedere questa cosa qui. That’s what I call “to steal the scene”.

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