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Lettera aperta alla Coop

10 febbraio 2010

Cari signori della Coop, vi scrivo questa lettera aperta, ché a quanto pare siete troppo impegnati con le proteste che vi stanno arrivando, per dar retta ai signoli soci con le loro manie, le loro idiosincrasie e piccole follie quotidiane.

Ieri in pieno accordo con mio marito abbiamo scritto questo post, che dice essenzialmente le stesse cose che vi dicevo io nella mia mail.

Alla mia mail avete risposto con una lettera “preconfezionata” (e vi siete offesi quando ve l’ho detto nella risposta) in cui dite, tutto sommato, le stesse identiche cose che dicevo io: cioè perché è meglio scegliere la Coop, e tutte le cose buone che fate.

Vi siete offesi dicendo che non è una lettera preconfezionata, ma un documento stilato apposta per questa occasione. E che lo avete scritto proprio in risposta alle nostre proteste sulla crudeltà di quel tipo di macellazione, anzi, sulla maggiore crudeltà.

Vi difendete dicendo che non è vero, che è più crudele, che c’è un veterinario che assiste. Però non volete che questa lettera sia pubblicata.

Prima domanda: perché non volete che io faccia leggere la vostra risposta ai miei lettori del blog? Io posso benissimo dir loro: «scrivete “bla bla bla halal” a questo indirizzo mail e leggete cosa rispondono», perché succederebbe esattamente così, vero? Basterebbe scrivere una sola parola nella mail, per avere il famigerato e privatissimo documento?

Lo sapete, cari signori, che in Italia è reato uccidere animali non solo sani e giovani, ma anche disabili con una buona aspettativa di vita? Eppure c’è gente che si stanca del suo cane e lo porta dal veterinario per farlo sopprimere… il veterinario di solito si rifiuta e diffida il padrone. Ma esistono tanti veterinari che si intascano i soldi e vanno di puntura. Tanto poi l’animale viene portato alla cremazione, e non c’è modo di richiedere un’autopsia per stabilire l’effettivo reato.

Chi pagherà per questo assassinio? Solo il povero cane, o gatto, o quello che sia.

Domanda numero due: come faccio a fidarmi di un veterinario che guardando morire un animale dissanguato mi viene a dire, “ma no, non soffre”…

Sapete, io soffro di bassa pressione. Mi scende all’improvviso, e allora il cuore inizia a battere forte forte. Se è notte non riesco a chiudere occhio, nonostante il sonno, e resto a guardare nel buio. Ed è una sofferenza fisica.

Quando si pratica quel tipo di uccisione succede la stessa cosa, solo che in quel caso la pressione non si assesta su valori “normali” anche se bassi. Continua a scendere, il cuore batte sempre più forte, fa male, fa tanto male, fino a che scoppia.

Questo però per voi è indolore come la macellazione normale.

A proposito, perché non mostrate qualche video delle vostre indolori macellazioni, magari mi convincete! Non è possibile vero? Perché come diceva Tolstoj, “se i macelli avessero le pareti di vetro saremmo tutti vegetariani”.

Nelle vostre risposte girate intorno alla questione senza mai soffermarvi sul punto nodale.

La questione della macellazione rituale è solo la punta dell’iceberg, sotto c’è ben altro.

Sotto c’è una azienda che fa affermazioni di un determinato tipo, e poi si comporta come qualsiasi grande catena, come qualsiasi multinazionale.

Non dovete giustificarvi dicendoci “ma noi siamo dei bravi ragazzi, in fondo, non testiamo sugli animali, ci interessa l’ambiente, guardate cosa abbiamo fatto! Lasciate stare la macellazione halal, guardate quanto siamo bravi con il resto!”

Questo state rispondendo alle centinaia – forse migliaia – proteste che vi arrivano. Anzi, è inesatto: voi dite “siamo talmente bravi che oltre tutte le cose buone ci interessa anche l’integrazione!”

Domanda numero tre: i prodotti realmente cruelty free devono avere la certificazione della Lav. Pensate che basti il bollino con il coniglietto per attestare che il tal prodotto non è stato testato sugli animali? Le grandi marche lo fanno, mettono il bollino e scrivono: “prodotto finito non testato su animali”. La parola chiave è “finito”. Quasi nessun prodotto finito viene testato sugli animali, è una spesa inutile. E quella scritta è quasi una truffa. Nessuno potrà mai processare le grandi marche per quella scritta, che è vera, ma la gente viene tratta in inganno, perché per superficialità, o ignoranza, non pensa che invece gli ingredienti sono eccome testati. E che quel prodotto fa molto male all’ambiente. Non è una truffa, ripeto, ma ci va molto vicina. Io stessa prima di informarmi come si deve, ci sono caduta.

Perché non avete o non volete la certificazione della Lav? Non costa nulla e vi parerebbe le spalle da accuse più articolate delle mie semplici insinuazioni.

Voi dite di difendere i delfini dalle tonnare, ma vendete Riomare e tutti i suoi “fratelli”.

Dite di non sfruttare il lavoro ma vendete i prodotti Unilever.

Dite di non maltrattare gli animali ma vendete L’Oreal e Procter & Gamble.

Dite di rispettare l’ambiente, ma nei vostri scaffali imperano le multinazionali.

Cazzarola, mi è capitato di prendere qualcosa di questi “bravi ragazzi” e accorgermene solo a casa, che magari il logo era in piccolo sul fondo…

So come risponderete, noi non siamo una fondazione di carità, ma una catena di supermercati.

Allora perché non cercate di essere più coerenti?

Continuate pure a vendere i prodotti di morte delle grandi marche, a fianco dei vostri prodotti tanto gentili e tanto onesti… ma abbiate appunto l’onesta di non blaterare aria fritta per accalappiare clienti.

Natura Sì ha senz’altro un fatturato più basso del vostro, ma sono coerenti: non vendono la Procter & Gamble. Perché? Perché sono una catena di prodotti da agricoltura biologica. Sono coerenti.

Qualsiasi altra catena di supermercati si comporta molto peggio di voi, ma non vanno in giro dicendo “quanto siamo bravi, voi non capite”.

L’integrazione, cari signori della Coop, non è far vendere carne halal a commesse velate, ma vivere tutti i giorni a stretto contatto con loro.

E guardate, a me non piace vantarmi di quello che faccio, anzi il più delle volte me ne vergogno, ma stavolta me la state proprio tirando fuori dalla bocca: io SO cosa è integrazione e cosa non lo è. Perché sono stata con gente di colore diverso, parlavo con loro, ci si confrontava. C’era dialogo.

E non che l’imam dice di volere la carne halal (che peraltro è già abbastanza diffusa, in Italia) e voi subito ad accontentarlo. Quanto può essere sano di mente uno che guarda un animale morire dissanguato?

Con questo chiudo questa lettera, che mi sono stancata di lottare contro i mulini a vento… La mia battaglia sarà passiva, come le battaglie di Gandhi, che è una delle anime cui mi rivolgo le rare volte che prego: vado a fare una lista dei prodotti che compravo settimanalmente da voi, e mi cerco delle alternative. Intanto ho già scoperto che posso andare a comprare i Gentilini direttamente in fabbrica!

Non più vostra

Valentinamente

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14 commenti leave one →
  1. 10 febbraio 2010 12:43

    Bye bye Coop anche da parte mia. Bella lettera aperta.

  2. 10 febbraio 2010 12:46

    quella del “bla bla bla halal” era una considerazione di Erbaviola, che ho inserito perché è venuta anche a me…

  3. 15 febbraio 2010 09:46

    Sottoscrivo!!

  4. Giorgia permalink
    18 febbraio 2010 10:54

    Coop che DELUSIONE! Ritorna in te, esci da questo corpo!

  5. Donatella Zanella permalink
    19 febbraio 2010 08:22

    perchè non fare una petizione???? insieme o singola, su uno stesso testo e far arrivare montagne di segnalazioni. Magari alla Martini…. che parla tanto di benessere animale.
    Eh?

  6. Cristina Testi permalink
    2 luglio 2010 07:01

    Ma pensate solamente alla pubblicita’:
    Quella “simpaticona” della Letizietto che guarda
    in tv un film con quel tesoro di vitello, che e’
    adorabile, lei lo abbraccia e lo bacia dicendo:
    ” il manzo coop mi fa sentire tranquilla! ”
    Vergognatevi, e si vergogni anche lei!!!

    • India permalink
      8 agosto 2016 14:32

      verissimo, spot offensivo, anche a me ha fatto ribrezzo. Vergognoso.

  7. alevale permalink*
    2 luglio 2010 08:34

    Triste, quella pubblicità, sì.

  8. Gianni permalink
    21 ottobre 2010 22:52

    Gentile Sig.
    malgrado che non sono esperto in materia ma sono certo di quello che scriverò.

    La macellazione secondo il rito islamico prevede molte regole tra cui:

    – condurre l’animale al macello con pietà e non con violenza;
    – non macellare un animale alla vista di altri;
    – evitare di somministrare all’animale degli alimenti la sera precedente la macellazione e offrirgli da bere prima di condurlo al macello;
    – procedere alla macellazione in nome di Dio (inteso che commetto questo gesto preché Dio me l’ha permesso per un fatto lecito e non per esempio per sport o hobby come avviene spesso nella caccia);
    – utilizzare un coltello molto tagliente in modo da ssicurare la sgozzatura con una singola passata di coltello (è ammesso il ritorno); la sgozzatura deve prevedere la sezione dei grossi vasi del collo e delle vie aeree e digerenti ma non il midollo spinale.

    Per chi immagina che la macellazione sgozzando come sopra descritto provochi sofferenza per l’animale posso assicurare il contrario perché l’animale perde coscienza non appena lesionato adeguatamente il collo (basta pensare a cosa succede ad una persona quando gli cala la pressione; sviene, perde coscienza – immagina quanto è rapido lo svenimento quando invece di un calo di pressione si ha una istantanea mancanza di irrorazione cerebrale); la fuoriuscita di sangue dal collo per persistenza di attività cardiaca sarà impressionante ma non è assolutamente accompagnata da sofferenza dell’animale che avrà perso coscienza da subito.

  9. 22 ottobre 2010 10:12

    Gentile signor Gianni, sono certa che quello che lei ha scritto è vero.
    Sto leggendo il libro di Jonathan Safran Foer che in un capitolo parla della macellazione rituale come di un sistema meno cruento. Ebraica o islamica non cambia poi molto. Si tratta sempre di portare rispetto per delle creature di Dio.
    Ora, al di là del fatto che io non credo esista un qualsiasi dio, lì fuori, penso che tra le buone intenzioni degli uomini e il seguire queste intenzioni ci sia un divario enorme.
    Foer descrive in particolare alcuni filmati fatti nel mattatoio kosher dell’Iowa. Bovini cui veniva strappata la trachea, animali coscienti che morivano in agonia, e che non di rado venivano colpiti sul muso con i pungoli elettrici. Però andava bene perché veniva “rispettato” il rituale di dissanguamento. Il presidente della Rabbinical Assembly of the Conservative Movement allora si è indignato, tanto quanto non ricordo quale ortodosso in Israele (perché? Perché quel mattatoio infangava il nome di Dio con queste pratiche crudeli. Non che offendeva la dignità degli animali, precisiamolo. Offendeva Dio).
    Ora, io non ci credo che in un mattatoio industriale – anche se si dichiara halal (o kosher che sia) – le bestie non soffrano.
    Semplicemente, non posso crederlo, non dopo aver visto il modo in cui – nonostante le leggi – in questo paese e nel resto del mondo occidentale vengono effettivamente trattati gli animali… e facciamo una cosa: mettiamoci dentro tutti gli animali, anche i pet da compagnia, i passeri, i piccioni che sono così bistrattati, i ratti e i pesci.
    Lo scopo della mia lettera, per finire, non è quella di dar contro a questa pratica in particolare. Io sono stufa di sentire difendere nefandezze in nome della tradizione, e la coop questo ha fatto.
    Il discorso si allarga quando una azienda che mi racconta di quanto siano bravi, di come rispettino e tutelino l’ambiente e gli animali, poi riempie gli scaffati dei suoi supermercati con scatolette di tonno riomare. Per ogni chilo di tonno che porti sulla tua tavola sono stati uccisi chili e chili di altri animali. Se interessa posso trascrivere l’elenco. La coop mi dice di quanto è brava a rispettare l’ambiente con i detersivi alla spina ma poi riempie gli scaffali di prodotti Procter e Gamble e unilever. Mi dice che i suoi cosmetici non vengono testati e riempie gli scaffali di roba dell’oreal.
    Mi dice che rispetta gli animali, poi fa le promozioni vendendo pulcini di sei settimane che sono cresciuti ventiquattro ore su ventiquattro sotto una lampada, con meno mangime possibile e un sacco di medicine per farli crescere tanto in fretta, e li chiama polli.
    Mi dice che le sue uova sono tutte di allevamento a terra, ma non dice che “a terra” vuol semplicemente dire senza gabbie, con le galline che sono costrette una contro l’altra, con i becchi e i rostri ugualmente tagliati, e lo stesso, i pulcini maschi che vengono buttati vivi in un tritacarne, e le galline stesse al raggiungimento di un anno vengono uccise perché iniziano a produrre meno uova.
    Tutti lo fanno, mi dirà lei.
    Ma nessuno a parte la coop mi dice che invece sono bravi e buoni.
    Io mi sento presa per il culo. E non ho nessuna voglia di farmi prendere per il culo.
    Il significato della mia lettera è questo.

    E a proposito, la coop che parla tanto, bla bla bla, continua a prendermi per il culo, visto che è quasi un anno che abbiamo restituito la tessera di socio, mentre i soldi che ci dovevano* ancora non ce li hanno dati. Come volevasi dimostrare, attaccati al denaro. Le belle parole portano sempre al denaro, perché la gente sente quello che dici ma è troppo pigra (o in malafede) per poi controllare che davvero sia come dici.

    Leggete il libro di Foer.
    L’unico modo per salvare il pianeta è diminuire drasticamente il consumo di carne, e con carne intendo qualsiasi tipo di animale, dai bovini ai crostacei.

    *sono venticinque euro. Sa quante cose belle posso fare con venticinque euro? Magari per un’azienda come la coop venticinque euro sono bruscolini, per me no.

  10. Giancarlo permalink
    27 luglio 2011 21:43

    Il problema di come la Coop tratta gli animali, per me è secondario. Sono stato socio Coop per circa 30anni, ho restituito la tessera circa da circa tre mesi.
    Le ragioni:
    – i prodotti Coop sono sempre più cari e più scadenti. Una lattina di caffè in grani da 250gr. l’ho pagata 1,40 € in più che in un’altro piccolo supermercato.
    – Una lampada per la mia scrivania l’ho pagata 36€ – dopo pochi giorni ho visto e comprato la medesima identica lampada all’IKEA a qualche centesimo meno di 7€ (DICONSISETTEEURO) è il caso di farvi notare che sono un elettrotecnico, pertanto “so” cosa ho comprato prima e dopo.
    – I punti vendita sono i più disordinati che conosco, si cambia di posto ai prodotti con una frequenza folle.
    Quello che da anni mi rende letteralmente furioso è la pubblicità: LA COOP SEI TU!
    Io non rubo e non ho mai rubato!!!

  11. 28 luglio 2011 08:33

    Beh, come animalista e ambientalista quella è la cosa che ha il primo posto nel mio cuore, gli animali e l’ambiente. Come dice gente ben piùù autorevole di me, Auschwitz inizia quando uno si gira decando “sono solo animali”.
    Ma hai ragione, i punti vendita coop paiono sempre più disordinati, il fatto di cambiar posto spesso alla roba è una precisa strategia di vendita: i clienti, cercando i prodotti abituali, sono costretti a girare tutto il supermercato, vedendo tutti i prodotti in vendita, e automaticamente nel carrello finisce anche roba che non occorrerebbe.
    Quanto ai prodotti a marchio coop, beh. Questo periodo sto cercando un frullatore a immersione, e la settimana scorsa ho notato che ora lo fanno anche loro. E i prezzi sono simili a una certa marca tedesca, ma il frullatore di marca te lo vendono insieme al bicchierone con le lame per sminuzzare.
    Il discorso è sempre quello. Vogliono sentirsi migliori di altre catene di supermercati, pur non essendolo.

  12. Giancarlo permalink
    28 luglio 2011 10:44

    Ciao Vale,
    bella sensazione sapere che tu abbia letto il mio post.
    Raramente scrivo sui blog, quando lo faccio cerco di essere breve e stringato, tralasciando dettagli che a me sembrano scritti tra le righe, facilmente deducibili.
    Ponendo in secondo piano il trattamento degli animali, era mia intenzione evidenziare come la Coop tratta i cristiani e non, figuriamoci se prendono in considerazione gli animali, quello che conta è il peso, il prezzo, il guadagno, chè è sacrosanto. Ma sono molti che si accontentano di molto meno di quanto guadagna la Coop.
    Per me, che vivo di una micropensione, una volta, entrare alla Coop, era come entrare in una Sezione del PCI.
    Cari ex Compagni, oggi ho la sensazione di entrare in una spelonca di ladri.

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