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Femme je t’aime

26 gennaio 2010

Anch’io mi son letto i giorni scorsi Ancora dalla parte delle bambine, ed è stata un’occasione per riflettere un po’ sul mio atteggiamente verso il femminile: perché, pur essendomi sempre trovato meglio tra donne rispetto che tra uomini, e a volte sentendomi un po’ stretto nei miei panni maschili, non sono certo immune dal rischio di cadere in stereotipi, quando parlo, scrivo, penso, mi rapporto con l’altro, inteso qui come genere sessuale.

Ciò vale soprattutto quando si critica. Perché, come puntualizza anche la Lipperini, il politicamente corretto, con le sue sbarre censorie preventive, non può farsi scudo efficace contro la massiccia tendenza all’insulto gender oriented, se non si va a modificare più in generale il modo di concepire la relazione dialettica male/female, superando le schiavitù pregiudiziali e aprendosi alla comprensione.

E mi veniva in mente, a tal proposito, la geniale strategia retorica di Renaud. Dovendo dare addosso, all’odiatissima, a quei tempi, Margaret Thatcher (che Morrissey voleva sulla ghigliottina, ad esempio), decide di impostare l’attacco nei modi di una lettera d’amore dedicata a tutte le donne, elencandone le meraviglie e postulando in definitiva la loro superiorità sull’uomo. Tutte le donne, appunto. Tranne una, ça va sans dire…

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