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Jim Steinman Rules

22 dicembre 2009

Perché adoro il buon vecchio Jim Steinman?

Beh, dico, io, ma come fai a non amare uno che chiama il suo sito Dream Pollution? Il cui stesso sito, intagliato in una grafica da preistoria del web, si apre (dai tempi della dipartita di Michael Jackson) con una gloriosa rivendicazione di come, tra gli album più venduti della storia, l’unico scritto da una unica e sola persona, himself, è Bat Out of Hell?

Eh, come si fa a non voler bene a uno che correda il suo blog (fermo da più di un anno, in verità) con una foto scattata sulla terrazza di casa Wagner, sulla cui tomba il nostro Jim informa di aver sostato in silenzioso omaggio per un’ora e mezzo?

Come non essere spiritualmente vicini a questo fanatico del musical il cui unico spettacolo ad avere un reale successo è riuscito a metterlo su in tedesco, col polanskiano Tanz der Vampire?

Come non estasiarsi di fronte all’epica sentimentale senza pudore di titoli come Making Love Out of Nothing at All, Total Eclypse of the Heart, Rock’nRoll Dreams Come Through, I’d Do Anything for Love (But I Won’t Do That)?

Come non ammirare il genio che riesce a spalleggiare a turno, con la potenza titanica delle sue produzioni, Barry Manilow, i Sisters of Mercy e Céline Dion, senza contare la sua scuderia di voci pronte a scoperchiare il vaso di Pandora del rock mélo?

Come non abbandonarsi alla sua retorica sonora dilatata e tonitruante, trionfale e disperata? Su questo, non c’è che dire, ha colto perfettamente il segno Scaruffi: “nessuno ha capito la musica rock come l’ha capito lui”.

E forse in questo il suo apice teorico/emotivo sono le due perle che ha consegnato a Walter Hill per incorniciare il mitico Streets of Fire: la prima sintetizza in 5 minuti 30 anni di ribellioni senza causa, di velocità anarchica, di adrenalina nichilista, di esplosioni adolescenziali pregne del proprio gratuito e bello scatenarsi; la seconda è la più commovente e imperiosa elegia alla forza invincibile dell’attimo presente, all’inestinguibile fuoco che brucia dentro i restless e i broken-hearted. Per me, semplicemente, la più grande canzone rock di ogni tempo.

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