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We miss you, Carl! (ed “ehi, JC, a cosa è servito tutto questo?”)

16 dicembre 2009

Non c’è niente da fare, adoro questo film.

Inizialmente era per via di Ponzio Pilato. Se qualcuno dei miei vecchi compagni di università (il DAMS, non ingegneria) leggesse, lo confermerebbe. Da ex-cattolica e modesta conoscitrice delle scritture, se c’è un uomo che incontrerei volentieri in un ipotetico aldilà, è lui, Ponzio Pilato.

Se questo sia dovuto alla fascinazione esercitata su di me da Barry Dennen, o dal Pilato di Bulgakov, non lo so.

So che mi piacque abbastanza Rod Steiger ma non sopportavo Zeffirelli e tutto il resto del suo Santino televisivo, che Telly Savalas mi faceva ridere, e che Gary Oldman era un insopportabile pallone gonfiato (oltretutto quel film è un’ignobile immondizia).

Ah, e dimenticavo il procuratore di Anatole France, un Pilato stanco ed amareggiato, che non si ricorda di quel giovane taumaturgo della Galilea crocifisso tanti anni prima.

Ma in effetti, quando penso a PP, mi sento molto vicino al Maestro, quando Woland gli chiede se non poteva trovare un altro argomento. Ahimé, perché anche io avrei voglia di scrivere qualcosa su PP.

E questo è dovuto soprattutto alla mia incapacità di sentire (il misticismo, la fede, un’esistenza oltre il tangibile, fate voi). Infatti, durante le lunghe ore in cui gli altri stavano in silenzio a pregare (a messa, durante le riunioni di catechismo, e così via) io lasciavo vagare la fantasia, immaginavo interi romanzi, altre vite, storie d’amore e di guerra, alieni e mutanti, e qualche volta Ponzio Pilato, perché l’Altro insomma, Lui, JC, non lo capivo proprio.

Chi sei tu, cos’è che hai sacrificato?

Mi pare che hai toccato il punto, cantavano Pietro e la Maddalena, sei stato anche troppo efficace, quindi, possiamo finirla ora, con questa storia?

E soprattutto Giuda: non capirò mai perché mi hai scelto per il Tuo sanguinoso delitto.

A cosa è servito, che un uomo, che sia o meno esistito, patisse tutto questo? E soprattutto, perché alla chiesa cattolica piace tanto girare il coltello nella piaga? Io vorrei vederlo davvero, Gesù, nel momento in cui torna. Secondo me gli dirà, al papa e ai suoi accoliti, che non hanno capito un cazzo.

Che non era l’esaltazione del martirio, l’indulgere nel sangue e nel sacrificio, il compiacersi del dolore, che lui andava predicando.

A Gesù piaceva il buon vino.

Si accompagnava con delle belle signore.

Frequentava feste.

E quando guariva gli ammalati, non lo faceva perché era Dio, o perché Dio lo aveva mandato per questo, ma solo perché lui aveva compassione di quelli che soffrivano. Era lui uomo a guarire i lebbrosi.

Per questo – forse (forse, dico) – non è poi tanto raminga, la mia idea di scriverci su un romanzo.

È la cosa meno originale che io possa fare, forse. Ma del resto è stato già raccontato tutto, e l’importante è trovare un modo nuovo per dire le stesse cose.

Nel 1972 Carl Anderson chiedeva a cosa fosse servito il Suo sacrificio.

Nel 1960 Nikos Kazantzakis scrisse una novella, poi ripresa in un bellissimo film da Martin Scorsese nel 1988.

Penso che ripartirò da qui. Dal 1988.

4 commenti leave one →
  1. 16 dicembre 2009 13:40

    Bene, bene. Certo, la prima volta che ne parlammo il pensiero su Last Temptation era un po’ diverso, eh?

  2. 16 dicembre 2009 13:44

    Al mattino presto del giorno quattordici del mese primaverile di Nisan, avvolto in un mantello bianco foderato di rosso, con una strascicata andatura di cavaliere, nel porticato tra le due ali del palazzo di Erode il Grande entrò il procuratore della Giudea Ponzio Pilato.

    Era David Bowie, per la miseria!
    (ghigno)

  3. Spiderman permalink
    17 dicembre 2009 13:32

    Intuisco che il dvd ce lo siamo bevuto subito, vero?
    Mitico JCS e mitico Carl

  4. 17 dicembre 2009 15:45

    Certo pure Ian Gillan sul disco…

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