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La polizia stupra, le donne ringraziano

26 novembre 2009

Come femminista non posso non copiare da qui questo post.

Mentre a Roma e Bologna i presidi di compagne procedevano più o meno sulla trama stabilita collettivamente senza rilevanti (se non le usuali) molestie poliziesche, da Milano giungeva la notizia di 1-2-3 cariche sempre più violente affinché le compagne auto-censurassero lo striscione che diceva una innegabile verità: NEI CENTRI DI DETENZIONE PER IMMIGRATI LA POLIZIA STUPRA.
Teste aperte a manganellate per dimostrare le pacifiche intenzioni poliziesche e rassicurare sul fatto che la polizia non sia violenta – dunque come potrebbe mai stuprare?
Donne massacrate a manganellate perché hanno osato dire la verità, una verità che nemmeno le/ i più sincerissimi democraticissimi che manifestano per la “libertà di informazione” (così la chiamano…) osano nemmeno sfiorare: NEI CIE LA POLIZIA STUPRA.
I colleghi del molestatore seriale, nonché ispettore capo del Cie di Milano, Vittorio Addesso, hanno fatto quadrato con lui, e nel fare quadrato han cercato, col sangue agli occhi, anche di quadrare i crani di chi invece era in piazza per dire come stanno le cose, e dirlo proprio nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
A fronte di questa violenta rappresaglia contro le compagne milanesi, lanciamo a tutte le femministe e lesbiche nelle varie città un appello: moltiplichiamo nei territori in cui viviamo il messaggio che NEI CIE LA POLIZIA STUPRA. Per strada, nelle piazze, sui mezzi di trasporto, nei luoghi che attraversiamo, ovunque deve diventare pubblico questo dato di fatto.
Che poi questo sia un paese complice degli stupratori – Montalto di Castro docet – poco ce ne importa: noi continueremo a nominare le cose come stanno, pane al pane, senza farci spaventare da logiche mafiose e minacciose in dotazione alle forze dell’ordine o alle altre forze patriarcali.

Le compagne di Milano oggi non erano sole: altre donne erano in contatto diretto e continuo con loro, da altrove, carica dopo carica; le testimonianze delle compagne milanesi intanto correvano in rete, e correvano le immagini dello striscione insanguinato.
Cerchiamo di esserne consapevoli, una volta per tutte: è necessario un rovesciamento. Chi deve aver paura non siamo noi, ma chi pensa di essere legittimato a stuprare in nome del proprio potere e delle connivenze di cui gode. Anche, e ancor più, se veste una divisa o se è un familiare o un datore di lavoro.
Siamo al fianco delle compagne milanesi e, con loro, siamo al fianco delle donne che nei Cie si ribellano alle condizioni disumane di vita cui vorrebbero piegarle, e si ribellano a molestatori e torturatori in divisa.
NEI CIE LA POLIZIA STUPRA. Non serve aggiungere altro: scegliamo da che parte stare. Ora!
Ascolta le testimonianze delle compagne milanesi da Macerie
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