Risvegli (prematuri)
Dovrebbe esserci una parola per descrivere la sensazione: svegliarsi quando ancora non è tempo di scrostare il corpo dalle lenzuola (perché ci si è dimenticati la sveglia accesa, perché un gatto decide di farsi una passeggiatina notturna, o qualche rumore esterno supera i doppi vetri), guardare l’ora, girarsi dall’altra parte e ronf.
Io la ricordo al suo massimo ai tempi della scuola, quando magari la mattinata presentava qualche linea di febbre, non tanta da ottundere completamente i sensi, ma abbastanza da consigliare uno-due giorni di riposo. Una delle forme terrene della felicità, invero.
Quanto ai risvegli cinematografici, ne ho una serie chiara in mente, per me insuperabile nella messa in scena del sinuoso languore del momento: quella di À la verticale de l’été di Tran Anh Hung, accompagnata da Arab Strap o Lou Reed. Li trovate qui, qui, qui, qui,








