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Nel bosco di Aus – segnalazione

18 aprile 2011

Il potere è nel corpo.

Un’affermazione di questo genere, basta estrapolarla dal suo contesto che arriva a significare l’opposto di quanto inteso da chi l’ha scritta. Il corpo come strumento di potere? Andiamo… leggiamo tutti le cronache del bel (coff) governo nel bel (coff coff) paese. Eppure.

Eppure Chiara Palazzolo ha ragione. Il potere è nel corpo. Ma non quello che intendiamo di primo acchito. Quello che ci hanno insegnato, a pensare di primo acchito.

Situazione: una famiglia come tante. Una famiglia che comunque non ha problemi economici. Papà avvocato e mamma insegnante. Mamma quasi non più donna, tutta presa dalla scuola, dai figli e dal far fare bella figura al marito nelle occasioni mondane. E nelle cene che ogni tanto lui organizza a casa sua per qualche collega o cliente.

Cara, ho invitato Tale a cena… e l’arrosto è lì pronto a infilarsi quasi da solo nel forno.

Da solo è la parola chiave. Lei? Lei è… beh, lei è quasi invisibile.

Quando ci si accorge, che l’angelo del focolare non è più tale? Che mamma è strana? Beh, semplicemente, quando la cena lascia a desiderare. Quando si brucia nel forno, quando inizia a far schifo, per dirla terra terra.

CARLA, CORRI!

Adesso si sveglierà. Adesso si sveglia. Si sveglia sempre in quel punto. Nel momento in cui capisce di non avere scampo, si sveglia. È terribile, spaventoso, angosciante ma oramai ci ha fatto l’abitudine. Perfino in sogno se ne ricorda. Che adesso si sveglia. Urlando e smaniando. Davanti allo sguardo preoccupato di Giovanni. O a quello stupito di Albertino – mamma? E le ombre del bosco spariscono, fugate dalla luce della lampada, sul comodino.

Questo romanzo fa paura. E quando non fa paura, angoscia. Anche nei momenti della quotidianità, le riunioni a scuola, le discussioni con i figli, i momenti passati con le amiche.

È tutto qui?

Questo si chiede la protagonista, Carla, a un certo punto, pensando alla sua vita. È tutto qui.

Il romanzo non è tutto qui, c’è ben altro, ma già questo basterebbe. Già questo basta a giustificare l’orrore. L’orrore inizia quando si esce dai binari di una vita regolata fin nei particolari. Quando ci si ribella. Quando si dice no alle pretese della società. Del maschio padrone, in particolare.

Ecco qui. Questo è anche un romanzo femminista. I maschi ci sono, ma sono deboli. Comparse. Incapaci. Chi tiene i fili della trama, sono sempre le donne. Sono le donne a reggere il proprio destino. E allora ecco qui, ecco che il romanzo diventa anche una sorta di manifesto. Un messaggio per le altre, per tutte quelle donne-madri-lavoratrici che “non ho tempo” e “sono stanca”.

Prendetevi i vostri spazi. Dite no al maschio. Anche se questo porterà un po’ di orrore, perché l’orrore lo si supera. L’orrore non dura, ma l’angoscia sì. E se non vi liberate, se non dite no, è l’angoscia che vi prenderà.

Non ho molto altro da dire.

C’è un bosco che rivendica una profondità gotica che qui in Italia avevamo dimenticato.

C’è una scrittura raffinatissima.

C’è un colpo di scena inaspettato.

C’è persino un gatto.

Nel bosco di Aus, di Chiara Palazzolo.

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