I’m a candy girl…
…in a candy world.
L’altra sera abbiamo recuperato Marie Antoinette.
La Coppola la butta sul tripudio pop-glam, e in fondo è il modo migliore per restituire una sua dignità e consegnare all’oggi questa figura così bistrattata e patetica.
Come dice Antonia Fraser, Antoine – così si faceva chiamare in Austria – è stata più vittima delle circostanze (e di un processo farsa) che carnefice dei poveri francesi.
Come si può condannare così una che fin dalla nascita è sempre stata la seconda scelta? (non doveva essere lei la delfina di Francia, ma sua sorella Maria Carolina, che invece sostituì Josepha, che a sua volta avrebbe dovuto sposare il re di Napoli, se non fosse morta prima)
La cui madre diceva: “non sei bella, non sei intelligente, per lo meno, fatti amare per la tua bontà!”
Che per i primi sette anni di matrimonio si è vista rifiutata dal marito e derisa dalla corte, per questo (ovvio, se il marito fa cilecca la colpa è della moglie, no?).
In fondo Maria Antonietta e Luigi XVI non erano più che due coglioni, diventati regnanti al momento sbagliato (o sul trono sbagliato).
E sì, mi sarebbe piaciuto di più, molto di più, che davvero Antoinette fosse la regina cinica che commenta: “che mangino brioche” nel sapere che il popolo non ha pane. Sarebbe stata molto più grande e, si sa, più sei grande, più fai rumore nel cadere.
E a me piace questo genere di rumore.










La grande Lady Antonia Fraser!
Con un ringraziamento a chi ci omaggiò del volume, ovvio.